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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Del 01/02/2012 alle 15:18:53, letto 7 volte
Argenta. Proprio durante gli ultimi minuti della stagione venatoria, ad Argenta, in una zona dove insistono dei bacini artificiali (nei quali viene riprodotto l’ambiente palustre per la caccia alla selvaggina migratoria), un ispettore capo della Polizia provinciale insieme con una guardia volontaria della Federcaccia, si sono appostati per verificare la correttezza dell’attività venatoria. Verso le 17 di lunedì scorso, i due hanno visto uno stormo di otto oche selvatiche (Anser anser) dirigersi verso i bacini per riposare e nutrirsi, ma quando si sono avvicinate alla zona umida un cacciatore ha esploso diverse fucilate verso le oche abbattendone una. Acclarato il reato si sono avvicinati al bacino per controllare la doppietta che stava raccogliendo l’oca abbattuta e caduta poco lontano dalla sua posizione, per poi metterla in una sacca di tela e allontanarsi, tenendo il fodero del fucile a tracolla. L’ispettore e la guardia volontaria sono usciti dal canneto e hanno chiesto al seguace di Diana di fermarsi per un controllo, ma questi ha iniziato una breve fuga che si è conclusa dopo aver percorso una cinquantina di metri, anche per l’intimazione dell’alt da parte della Polizia provinciale. Durante la breve fuga il cacciatore ha abbandonato la sacca contenente il capo di oca abbattuta, che è stata però immediatamente recuperata dall’ispettore. Il cacciatore è stato denunciato all’autorità giudiziaria e gli sono stati sequestrati il fucile e l’oca selvatica. Per questo reato la legge prevede un’ammenda fino a 1.550 euro.

Estense.com
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Del 25/01/2012 alle 09:30:56, letto 8 volte
Si è tenuto l’incontro promosso dall’assessore provinciale alla Caccia, Stefano Calderoni, dopo i gravi atti vandalici, con rottura e bruciatura di barche e il taglio di pneumatici, che si sono registrati nei pressi delle valli di Comacchio. All’incontro erano presenti i presidenti provinciali della Federcaccia, Marino Bersanetti, dell’Arci Caccia, Danilo Treossi, dell’Enal Caccia, Sergio Frasson, dell’Eps, Italo Volta e per la Libera Caccia, il presidente di Comacchio Giampietro Berto, un funzionario del Parco, in rappresentanza anche del Comune, il comandante provinciale del Corpo Forestale dello Stato, Leone e della Polizia provinciale, Claudio Castagnoli, insieme a dirigenti e funzionari della Provincia. L’assessore ha sottolineato la “gravità della situazione, pur trattandosi di casi estremamente isolati” ed ha ringraziato i presenti per “l’immediata e positiva adesione”. Per Marino Bersanetti di Fidc “questi fatti sono da condannare fermamente. Il consiglio della Fidc di Comacchio – ha fatto presente - si è riunito per condannare questi atti. Concordiamo nel prendere decisioni che però, pe colpa di pochi, non penalizzino tutti i cacciatori corretti”. “Avevo segnalato dallo scorso ottobre all’assessore comunale una situazione delicata – dice poi Giampiero Berto, presidente di Comacchio Libera Caccia - che si stava evolvendo nagativamente. Sarebbe il caso di istituire una commissione locale garante dei comportamenti dei cacciatori, tenendo come guida il carattere sociale della caccia e bandendo l’interesse o il profitto”. Proposta condivisa anche da Sergio Frasson di Enal caccia: “Sediamoci ad un tavolo per conoscerci ed iniziare un dialogo ed evitare che si verifichino fatti del genere, magari modificando anche l'attuale regolamento”. Parole di condanna sono state espresse anche da Italo Volta di Eps, mentre Danilo Treossi di Arci caccia ha sollevato, tra gli altri il tema dell’assegnazione di punti fuoco ad ultra ottantenni. Ruggero Spadoni del Parco Delta ha parlato poi della segnalazione ai Carabinieri delle due barche date alle fiamme. I comandanti della Forestale e della Polizia provinciale hanno ricordato di segnalare a tutte le Forze dell’Ordine comportamenti scorretti o atti vandalici”. Soddisfazione è stata espressa dall’assessore provinciale Calderoni per l’unanime condanna. “Punteremo – ha sottolineato - a dare un segnale comune anche per aiutare il ruolo del Comune di Comacchio. Sono certo – ha concluso - che se arriverà una proposta condivisa anche la commissaria prefettizia sarà grata a questa attività, nell’impegno altrettanto condiviso di evitare confusioni per tutelare tutti coloro che operano nel rispetto della legge”.

Provincia di Ferrara
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Una pattuglia dell’associazione nazionale protezione animali natura ambiente (Anpana), durante un servizio di vigilanza programmato dalla Polizia provinciale, notava all’interno della Pineta del Lido di Volano due persone, un adulto ed un ragazzo, intente a raccogliere materiale dal terreno. Accortisi della presenza delle guardie volontarie che si erano avvicinate per meglio comprendere di cosa si stesse trattando, i due persone si affrettavano a chiudere nel bagagliaio della loro autovettura tutto quanto avevano raccolto. Alla richiesta di fornire le generalità uno di loro, risultato poi essere il padre del ragazzo, si rifiutava tassativamente di rispondere ed iniziava ad apostrofare a male parole le guardie. Ad un nuovo diniego i pubblici ufficiali lo informavano che sarebbero stati contattati i Carabinieri della locale stazione per procedere all’identificazione. Poiché una delle due guardie volontarie si era avvicinata al bagagliaio per vedere il materiale raccolto, mentre il ragazzo era risalito in auto, il signore lo spintonava provocandone una violenta caduta a terra, provocandogli un trauma che ha comportato 5 giorni di prognosi. Prontamente l’altra guardia, accorgendosi che la discussione si stava trasformando in diverbio, filmava con il proprio telefono cellulare quanto stava accadendo. A quel punto il signore prendeva dal bagagliaio il contenitore che aveva riposto, si addentrava nella pineta e si disfaceva di tutto il materiale contenuto, gettando a terra muschio e giornali. Le guardie volontarie, una volta recuperati i rifiuti, contattavano la Polizia provinciale come supporto per l’identificazione e per la custodia del materiale. Dai controlli effettuati dai Carabinieri di Porto Garibaldi si è potuto risalire al proprietario dell’autovettura e successivamente la Polizia provinciale è giunta all’identificazione dell’autore dei fatti. Si tratta di un veneto che è stato indagato per “rifiuto d’indicazioni sulla propria identità personale” e “resistenza a pubblico ufficiale” ed al quale è stata comminata una sanzione di 600 euro per abbandono di rifiuti.

Provincia di Ferrara

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Provincia di Ferrara
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Il Resto del Carlino
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Del 19/01/2012 alle 09:28:17, letto 19 volte
Si chiama “Educazione VS Maleducazione” il progetto pilota ideato dalla Polizia provinciale, esteso per il momento ai Comuni di Codigoro, Goro, Lagosanto e Mesola, con l’impegno diretto di AREA, e finalizzato a coinvolgere, oltre ai singoli cittadini, anche le associazioni delle guardie volontarie. Una rete complessiva di collaborazioni grazie alla quale aumentare i controlli anche in materia di rifiuti, affiancando e potenziando i servizi che a questo proposito le Polizie locali sono tenute a svolgere in campo ambientale. Il tutto è finalizzato alla diffusione di buone pratiche di comportamento in tema di smaltimento dei rifiuti, combattendo in modo particolare il malcostume del loro abbandono sui bordi strada o in luoghi e modi non autorizzati. Concretamente il progetto conterà su una significativa disponibilità economica messa a disposizione da AREA e da Geotech di Ferrara, mentre le polizie locali coinvolgeranno e coordineranno le guardie volontarie non soltanto per il controllo dei comportamenti che possano metterne a rischio l’integrità e la salubrità dei territori ma, ed è questo l’aspetto più innovativo, premiando gli atteggiamenti più virtuosi con la distribuzione di gadget personalizzati e ricavati dal recupero dei rifiuti: chiavette usb, sportine ecologiche per la spesa, torce a dinamo che danno luce con la pressione della mano e sveglie ad acqua. Per i comportamenti meno virtuosi, invece, scatterà la regolare sanzione da 600 euro, prevista per coloro che abbandonano in modo irregolare i rifiuti. “I maleducati non sono tanti – fa presente Isabella Lambertini di Geotech – ma nei soli quattro comuni cui è stata estesa in questa prima fase la partecipazione al progetto, si contano 30mila euro di costo per il recupero dei rifiuti lasciati in modo illegale”. Che occorra proseguire sulla strada dell’educazione lo ha sottolineato anche il direttore di Area, Raffaele Alessandri, il quale ha dato i primi risultati provenienti dagli esperimenti di raccolta porta a porta. Una pratica capillare che, laddove si sta usando, sta portando ad una diminuzione in media di 400 chili di rifiuti per abitante all’anno. L’importanza della collaborazione delle associazioni del volontariato è stata posta in evidenza dall’assessore provinciale all’Ambiente, Giorgio Bellini: “Un aiuto – ha detto – che ci consente di attuare un controllo sempre più puntuale sul territorio”. “Questo progetto – ha concluso la presidente della Provincia e di Ato 6, Marcella Zappaterra, è il tassello di un progetto più ampio per un controllo più generale del territorio ed un monitoraggio più puntuale sulla situazione rifiuti”. Chiaro il riferimento al progetto, sempre targato Provincia, intitolato Ecouniamoci, che ha fatto del coordinamento in tema ambientale il proprio punto di forza, cui ora si aggiunge “Educazione VS Maleducazione” con il coinvolgimento dei cittadini che saranno premiati per i loro comportamenti virtuosi e additati come esempi da imitare.

Provincia di Ferrara

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Del 03/01/2012 alle 10:42:42, letto 89 volte
Il problema delle intossicazioni animali derivanti da esche e bocconi avvelenati è oramai ben conosciuto. L’uccisione di animali per mezzo dei bocconi/esche avvelenate è una barbara attività, retaggio di una ancestrale concezione di controllo del territorio; tale modalità, inoltre, non è assolutamente selettiva e determina la dispersione di pericolose sostanze tossiche nell’ambiente. Quando le esche vengono posizionate nell’ambiente urbano, il rischio si estende anche alla popolazione, rappresentata specialmente dai bambini, che - per loro natura - sono attratti da oggetti sconosciuti, con potenziale pericolo di assunzione dell’eventuale sostanza tossica contenuta. La Prefettura di Ferrara, insieme con la Regione Emilia - Romagna, la Provincia, i Comuni del territorio, le Forze dell’Ordine, il Corpo Forestale dello Stato, l’Area di Sanità Pubblica Veterinaria dell’Azienda USL di Ferrara, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna (IZSLER), hanno istituito un tavolo tecnico dal 2009 per fronteggiare congiuntamente questo fenomeno. Dai risultati ottenuti, il primo dato che balza all’occhio è l’incremento del numero totale di campioni di esche conferiti al Laboratorio di analisi per le successive determinazioni; tale numero - su base provinciale - è passato dai 28 del 2009, con 14 casi di riscontro analitico della sostanza tossica, ai 41 del 2010, con 21 casi di riscontro analitico della sostanza tossica. Appare evidente che la maggiore attenzione al problema ha portato ad un aumento dell’attività di controllo. Non è difficile ipotizzare che il trend sia dovuto quindi anche ad una maggiore sensibilità sia da parte delle autorità di sanità pubblica, sia dei privati cittadini. E’ interessante osservare che il reperimento delle esche è più importante nelle zone a carattere rurale che non nelle grandi città, sebbene siano numerose le esche rinvenute anche lungo strade o abitazioni private. Sovente l’episodio criminoso coinvolge diverse esche in un territorio ristretto. Chi compie il gesto criminoso infatti, si preoccupa di disseminare diverse esche e/o bocconi in un territorio di estensione piuttosto limitata; ovviamente diverse specie animali possono entrare in contatto con le esche, rimanendo intossicate. Se chi intossica cerca l’eliminazione di una particolare categoria di animali (cani da caccia, da tartufo, animali di un vicino) agisce però, “alla cieca”, disseminando il terreno con diverse esche, per cui molti altri animali possono cibarsi delle esche e manifestare segni di intossicazione. Anche in provincia di Ferrara gran parte dei ritrovamenti di esche si sono verificati nelle aree rurali. Non sono mancati i riscontri di campioni reperiti in prossimità di oasi, zone di addestramento cani e zone sottoposte a tutela ambientale (parchi, aree di rispetto, ecc.). Pur tuttavia appare difficile attribuire una correlazione diretta fra il reperimento dell’esca ed un particolare tipo di territorio, mentre si mantiene costante negli anni la distribuzione temporale dei fenomeni di avvelenamento di animali, con due picchi nei mesi di marzo ed ottobre-novembre. Conoscere il tipo di tossico impiegato nelle esche o negli episodi di avvelenamento in generale è di fondamentale importanza sia per consentire di avere una “mappatura” dei principi attivi più utilizzati, - il che permette un controllo più capillare da parte delle Forze dell’Ordine deputate al monitoraggio di questo fenomeno ed all’identificazione degli avvelenatori - sia perché la conoscenza dei principi attivi più frequentemente utilizzati può consentire di intervenire terapeuticamente con successo sugli animali, in quei casi di intossicazione in cui è possibile sfruttare il fattore tempo. Infatti quando un animale intossicato ed ancora in vita viene soccorso da personale autorizzato esperto di intossicazioni con sintomatologia simile, il primo soccorso risulta fondamentale per la salvaguardia delle grandi funzioni organiche e la stabilizzazione dell’animale stesso. Per questo motivo riteniamo della massima importanza che tutti i privati cittadini provvedano a fornire ogni utile informazione sui particolari del rinvenimento ed a consegnare il materiale sospetto alle Forze dell’Ordine, per debellare un fenomeno estremamente pericoloso per la fauna domestica e selvatica e potenzialmente pericoloso anche per l’uomo. Punti di contatto: Uffici dell’Area Veterinaria dell’Azienda USL di Ferrara, avvelenamenti.animali@ausl.fe.it e Polizie Municipali.

Comune di Cento
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Del 30/12/2011 alle 10:38:27, letto 130 volte
Una pattuglia dell’Associazione europea operatori polizia (Aeop), dopo aver notato che in due canali del Bondense posti in asciutta erano rimaste intrappolate numerose carpe, hanno attivato i volontari dell’Arci Pesca che operano in convenzione con la Provincia. Il tempestivo intervento attuato nel sottobotte del canale Angelino e del canale di Cento, ha portato al recupero di diversi siluri e quasi venti quintali di carpe, tutte del peso di diversi chili, che altrimenti sarebbero morte. Parallelamente si è provveduto al recupero di bottiglie di plastica, di vetro, contenitori e bidoni vari, sempre per mano degli stessi volontari che, immersi nel fango fino alla cintura e muniti di vestiti in gomma, hanno eseguito la bonifica. Un’operazione durata diverse ore con una temperatura rigida, che ha poi portato alla liberazione di tutto il pesce nel vicino canale Pilastresi. “Nell’intervento – commenta il comandante della Polizia provinciale Claudio Castagnoli - sono stati coinvolti sette operatori dell’Arci Pesca dotati di un camioncino con ossigenatore e tre volontari dell’Aeop che, al fine di certificare tutta l’attività svolta ed evitare insinuazioni sulla destinazione del pesce recuperato, hanno fotografato tutte le fasi del salvataggio della fauna ittica e del recupero dei rifiuti che qualche maleducato, anziché depositare negli appositi contenitori, ha scioccamente pensato di gettare nei corsi d’acqua”.

Provincia di Ferrara

Link agli articoli dell'intervento:
Provincia di Ferrara
Estense.com
Il Resto del Carlino
Ferrara24ore.it









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Del 23/12/2011 alle 16:41:41, letto 30 volte
Un’operazione condotta dalla Polizia provinciale ha portato alla denuncia all’autorità giudiziaria di due persone che praticavano l’uccellagione. L’episodio è avvenuto nel comune di Ro qualche sera fa. È stato possibile indagare i due responsabili dell’accaduto grazie ad un’osservazione effettuata da un ispettore della Polizia provinciale che notava come, presso un ponte, fosse stata predisposta una rete antigrandine, utilizzata normalmente dagli agricoltori per proteggere i frutteti. Rete che, per le caratteristiche, le dimensioni e le modalità di posizionamento, faceva pensare piuttosto ad un suo impiego per l'uccellagione, cioè per catturare in maniera indiscriminata, volatili che usano ripararsi nelle ore notturne sotto il ponte. La rete era tesa tra le due rive del canale a chiudere completamente lo spazio tra la parte superiore del ponte, fino all’acqua sottostante e tra le due rive. Una seconda, con le stesse caratteristiche e dimensioni anche costruttive della prima, veniva rinvenuta sul lato a valle del ponte, non distesa, ma raccolta sulla riva. Così, l’ispettore insieme con una guardia volontaria della Federcaccia nel primo pomeriggio si appostavano in un magazzino poco distante dal ponte. Appena sceso il buio, giungevano due auto da cui scendevano altrettante persone che si portavano sul ponte e presa la seconda rete, raccolta sulla sponda del canale, la posizionavano tra la riva destra e quella sinistra, chiudendo completamente lo spazio sottostante al ponte. Una volta realizzata la micidiale trappola, con un guadino catturavano i piccioni presenti che, spaventati, volavano disordinatamente con un batter d’ali frenetico e convulso. Trascorsa una decina di minuti e dopo aver catturato alcuni piccioni i due uscivano con dei colombi in mano, ma trovavano l’ispettore della Polizia del castello Estense e la guardia della Federcaccia ad attenderli per la successiva denuncia. Sono state sequestrati le due reti, alte tre metri e lunghe sei, insieme ai pali che avevano utilizzato per posizionarle, nonché il guadino utilizzato per la cattura dei volatili. I quattro colombi vivi che avevano catturato sono stati consegnati al centro di recupero della fauna selvatica presso la “Garzaia di Codigoro” e dopo due giorni, in cui sono stati curati e visitati dal veterinario Tarricone sono stati liberati. Per il reato dell’uccellagione è prevista dalla legge sulla caccia l’arresto fino ad un anno o l’ammenda fino duemila euro. I due non erano in possesso di licenza di caccia.

Claudio Castagnoli - Comandante Polizia Provinciale di Ferrara
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Del 22/12/2011 alle 15:54:44, letto 25 volte
Istituzione del divieto temporaneo di pesca con qualunque attrezzo, quantità e varietà di esche, nel tratto del Canale Circondariale interessato dal Campo Gara denominato “Vallette di Ostellato” e precisamente nel tratto, in sinistra idraulica, che va dall’Osservatorio Astronomico a valle fino al ponticello di accesso alla terza Valletta dell’Oasi “Anse Vallive di Ostellato” . Tale divieto sarà valido dalla data di esecutività del presente atto fino al 29 febbraio 2012 compreso.

Provincia di Ferrara

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L'Ufficio di Presidenza dell'Assemblea legislativa dell'Emilia Romagna, in occasione della proclamazione da parte del Consiglio dell'Unione europea del 2011 come "anno europeo del Volontariato", e in coincidenza della celebrazione dell'ONU dell'"Anno internazionale del Volontariato", intende manifestare la propria attenzione e vicinanza a tutte le Associazioni che con spirito di servizio e dedizione umana e civile operano in questo settore, svolgendo un lavoro prezioso e insostituibile, motivo di particolare orgoglio per la nostra comunità regionale ed uno dei tratti distintivi del nostro patrimonio democratico e solidaristico. Per questo motivo, l'Ufficio di Presidenza dell'Assemblea legislativa dell'Emilia Romagna ha inviato un "Attestato di Merito" all'Associazione Europea Operatori Polizia di Ferrara quale riconoscimento per l'insostituibile attività svolta al servizio della società regionale e per i valori che l'Associazione esprime e rappresenta.

Matteo Richetti - Presidente dell'Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna

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Nei giorni scorsi, durante un servizio d’istituto, un ispettore della Polizia provinciale coadiuvato da una giovane guardia volontaria del servizio di vigilanza ambientale di Legambiente, ha sanzionato due persone residenti in Veneto sorprese a raccogliere funghi. Un’auto, anche se accostata alla macchia boscata, ha insospettito la pattuglia composta dall’ispettore e dal volontario, i quali avvicinatisi all’automezzo, a poca distanza, sentivano dei passi nel bosco e così hanno sorpreso due persone intente a raccogliere famigliole di funghi della specie Armillaria Mellea, più comunemente conosciuti con il nome di Chiodini, all’interno del Bosco Spada a Codigoro. Dal controllo è emerso che i due erano sprovvisti del necessario permesso di ricerca e raccolta, in una giornata in cui non era consentito questo tipo di attività e con un quantitativo di prodotto decisamente superiore a quello consentito. Dalla successiva pesatura con un dinamometro, gli agenti hanno accertato infatti che i due veneti avevano raccolto funghi per un quantitativo complessivo di 23 chili, mentre il massimo consentito è pari a 3 chili per persona. Il raccolto constatato è stato quindi di17 chili oltre il limite permesso. Per queste infrazioni sono state comminate sanzioni per 204 euro a ciascuno, mentre tutti i funghi sono stati distrutti sul posto, come stabilisce la legge, per consentire alle spore di disseminarsi dando origine a nuove produzioni fungine. “Auspichiamo – è il commento del comandante della Polizia provinciale, Claudio Castagnoli - che i futuri raccoglitori lo facciano nei modi e nei tempi consentiti, evitando inutili impoverimenti del sottobosco e di incorrere nelle sanzioni previste dalla legge. Si ricorda anche – prosegue Castagnoli - che per la raccolta funghi è indispensabile avere il permesso ed utilizzare contenitori rigidi ed areati, al fine di consentire alle spore, durante il trasporto, di dispersi nello stesso luogo nel quale sono stati raccolti”.

Provincia di Ferrara
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